L’opera dei fratelli Zabreri in mostra al Mallé di Dronero

Pergamena manoscritta della commessa per la realizzazione del portale della chiesa parrocchiale di Dronero da parte dei fratelli Zabreri
Particolare del manoscritto “Portalis Majoris Ecclesiae Parochialis”, 2 giugno 1455. La pergamena originale, conservata al Comune di Dronero, è la commessa con cui veniva affidata ai Fratelli Zabreri la costruzione del grande portale della chiesa parrocchiale dei Santi Andrea e Ponzio di Dronero.

Dronero, 2 agosto 2019

Gli infiniti intrecci che l’arte stimola e consente, hanno trovato un palcoscenico nei seppur limitati spazi del Museo Luigi Mallé di Dronero, in cui il 2 agosto si è inaugurata la mostra “Bellezza & Dirupi, il Giano bifronte della scultura”.

L’ermetico titolo fa segretamente riferimento a Belgard (bello sguardo) e Birrone (burrone), versanti tra loro molto diversi del monte che sovrasta il vallone di Pagliero, terra d’origine dei fratelli Zabreri. Proprio a loro e alle opere scultorie che ancora ammiriamo a più di 500 anni di distanza è dedicato un ampio progetto promosso e prodotto da Espaci Occitan, di cui fa parte anche la mostra, che vuole offrire una riflessione sulla varietà di materiali e di espressioni che scultori di epoche diverse hanno utilizzato.

Oltre a Ivana Mulatero, curatrice del museo Mallé e delle sue iniziative, all’inaugurazione sono intervenuti anche l’architetto Dino Oggero, autore del primo quaderno “Sulle tracce degli Zabreri” e il professor Secondo Garnero, studioso della storia di valle. È proprio stato lui a parlare, in modo simpaticamente provocatorio, di come il Rinascimento abbia avuto espressioni particolari e degne d’interesse anche in queste terre di montagna, che tradizionalmente ma erroneamente vengono considerate marginali e arretrate.

Nell’esposizione, accanto a immagini, documenti e informazioni sulle sculture dei fratelli Zabreri, è stata dedicata una stanza monografica alle opere di tre artisti contemporanei, ognuno autore di un modo diverso di utilizzare e rappresentare la materia: Emanuele Greco, Raffaele Mondazzi e Andrea Rinaudo.

La mostra fa parte di una serie di iniziative che, per undici anni a partire dal 2017, punteranno a far conoscere e a valorizzare la Valle Maira in tutti i suoi aspetti, culminando nel suo “compi-millennio” del 28 maggio 2028.
In tale data infatti saranno trascorsi mille anni dal primo riconoscimento ufficiale della sua esistenza: infatti il marchese Olderico Manfredi e la contessa Berta sua sposa nel loro testamento disponevano la fondazione del monastero benedettino femminile di Santa Maria di Caramagna, donandogli una parte della Valle Maira.

Fonte: SalaStampa.Eu – Articolo e Credito Foto: Ines Beltramo.
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