Matrimonio al monastero

Rievocazione del matrimonio tra Beatrice di Busca e il Conte d'Urgell, con disappunto del trovatore Rambaldo - in Borgata Monastero (Dronero)
Una fase della rievocazione, in stile e costume medioevale, del matrimonio tra Beatrice di Busca e il conte d’Urgell, nella suggestiva cornice del chiostro interno al monastero di Monastero.

Monastero (Dronero, CN), 13 ottobre 2019

Prendete una leggenda medioevale a tema amoroso e immaginatene la rappresentazione nel chiostro di un antico monastero. Suggestiva e intrigante, vero?
E tale è stata la rievocazione del matrimonio imposto dal Marchese Guglielmo I di Busca alla figlia Beatrice, che si sarebbe presto trasferita nei Pirenei al seguito del marito, il catalano conte d’Urgell.

Ma il cuore della giovane sposa era tutto per il trovatore provenzale Rambaldo d’Orange, che si era innamorato di lei durante la permanenza alla corte dei nobili buschesi. Dopo la partenza dell’amata, la leggenda dice che le avesse inviato un usignolo a cantarle i versi che aveva composto per lei: “Non canto per fiori, nè per riverdir dei prati, canto per colei che è la più bella del mondo. Abbassatevi o montagne e alzatevi voi pianure perchè io possa vedere dov’è il mio amore…”.

La vicenda, grazie ai gruppi storici del Marchesato di Busca e dei Signori di Rivalba (Castelnuovo Don Bosco, Asti), è stata rappresentata nell’elegante chiostro del monastero di Monastero, borgata nei pressi di Dronero. Gli splendidi costumi medievali e la cerimonia arricchita da danze dell’epoca, hanno contribuito a far tuffare nel passato il pubblico presente.

Il convento, adiacente alla chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate, venne fondato tra il 1135 e il 1170 proprio dai marchesi di Busca, e vanta l’importante primato di essere il più antico complesso monastico cistercense femminile del Piemonte. Ma questa è una storia di cui parleremo in altra occasione.

Attualmente, a dispetto della sua veneranda età e delle tante ingiurie del tempo, tutto l’edificio sta rinascendo a nuova vita: negli ultimi anni infatti, grazie al consistente lascito dell’ultimo vicario don Alessandro Marino, è stato già in parte messo in sicurezza e recuperato. Un gruppo di entusiasti volontari locali dal 2015 realizza visite guidate all’interno del monastero e a fine settembre 2019 è stata inaugurata una struttura ricettiva nei locali ristrutturati della ex-canonica.

E sono in cantiere iniziative di vario genere per far conoscere e valorizzare l’intero complesso, ricco di storia e per molte ragioni degno di interesse. Speriamo che la sua secolare importanza nelle vicende del territorio, testimoniata dalle contese di cui è stato più volte oggetto, sia una leva sufficiente a garantirgli ancora una lunga vita.

Fonte: SalaStampa.Eu – Articolo e Credito Foto: Ines Beltramo. All Rights Reserved.
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