Anche Dronero è parte del monumento diffuso ai deportati

pietra inciampo giuseppe lugliengo dronero
Una delle 5 pietre d’inciampo posate a Dronero da Gunter Demnig.

Dronero, 13.01.2020
Le vittime di un orrore mai visto prima meritavano un tipo di monumento alla memoria mai visto prima. Ma non è stato facile trovare come realizzarlo.
Il problema di dare individualità e ricordare le vittime della deportazione nazista se lo è posto, e l’ha risolto, un artista tedesco che si sta dedicando ad incastonare nel selciato delle “Stolpersteine”, termine traducibile con “pietre d’inciampo”.

Gunter Demnig, così si chiama, le produce nel suo laboratorio di Frechen, in Germania: si tratta di un particolare tipo di sanpietrino, che viene per così dire abbigliato in modo da diventare commemorativo. A questo scopo, la facciata del cubetto, che misura circa 10 centimetri di lato, viene ricoperta con una targhetta in ottone, che reca incisi i dati riguardanti una singola persona. Nome, cognome, data di nascita, data della deportazione e nome del campo di sterminio, a cui segue la data di morte. Il testo lapidario inizia solitamente con “Qui abitava” e diventa il mesto messaggio lanciato ai passanti che si lascino attrarre da quella targhetta lucente che affiora sul marciapiede, davanti ad un portone.

Il sig. Demnig, un pacato giovanotto di 72 anni che difficilmente si separa dal suo cappello a larghe tese, armato di cemento, cazzuola ed attrezzi vari provvede personalmente a piazzare le pietre, che ormai sono più di 72mila, sparse in 24 Paesi d’Europa. La prima posa risale al 1996, a Berlino, la 50millesima è avvenuta a Torino.

Ma veniamo a Dronero, dove lunedì 13 gennaio l’artista ha cementato 5 pietre che, in quattro punti diversi del paese, ricorderanno altrettante persone vittime della deportazione nazi-fascista: Pietro Allemandi in via C. Colombo 2; Cristoforo Coalova e Giovanni Lantermino in via G. Giolitti 73; Giuseppe Lugliengo in viale Stazione 10; Magno Marchiò in via XXIV maggio 128.

pietra inciampo giuseppe lugliengo dronero
L’artista berlinese Gunter Demnig ha parlato del suo progetto in pieno svolgimento ed ha risposto alle domande del pubblico presente in sala.

Nel pomeriggio, presso il Centro Giolitti, l’inventore di questo straordinario museo diffuso ha tenuto una conferenza, raccontando come inizialmente avesse pensato di stampare delle foto per ricordare ogni persona deportata. Ma la realizzazione era complicata e alquanto impraticabile.

Nel 1993 a Colonia, su commissione, aveva realizzato e affisso una targa che commemorava cittadini rom e sinti inviati ai campi di concentramento. In seguito alle parole di una signora che sosteneva non avessero mai abitato in città rappresentanti di quelle etnie, che in realtà erano lì da 400 anni ma così ben inseriti nella società da non essere notati, Demnig si propose di posizionare una piccola targa nei pressi della casa di ogni persona non più tornata dalla deportazione. Oppure nel luogo stesso dove era avvenuto l’arresto.

Ha raccontato di aver approfondito da solo quanto era successo durante la dittatura nazista, perché quando era studente a scuola non se ne parlava.

Un ragazzo tra il pubblico gli ha quindi posto alcune domande su quali fossero le sue sensazioni nello svolgere questo incarico (le pietre possono essere richieste e sponsorizzate da chiunque, ovviamente indicando i dati della persona a cui si dedicano, ndr). L’artista ha risposto che sia la preparazione come la posa lo toccano profondamente, facendolo sentire vicino ai parenti delle vittime e responsabile di una sorta di rivivificazione del defunto.

La conferenza si è poi conclusa con la proiezione in parte di un documentario girato nel 2015 a Mauthausen, Auschwitz e Dacau in occasione del viaggio in bicicletta di due cicloamatori saviglianesi. Silvano Parlanti (presente in sala ed intervenuto nella presentazione) e Rodolfo Perini, questi i loro nomi, avevano portato a termine questa impresa, con il patrocinio del comune di Savigliano ed in collaborazione con le scuole cittadine, nel 70° Anniversario della liberazione di Auschwitz.

Il sig. Demnig ed i suoi collaboratori stanno raccogliendo in una banca dati tutte le informazioni loro pervenute nelle commissioni delle varie pietre d’inciampo.
In attesa che sia al pubblico, altrove si può già consultare la mappatura di quest’opera ciclopica tutt’ora in corso di costruzione:
https://lab.gedidigital.it/repubblica/2020/cronaca/giorno-della-memoria-pietre-di-inciampo/
http://www.stolpersteine.eu/en/timetable/

Fonte: SalaStampa.Eu – Articolo e Credito Foto: Ines Beltramo. All Rights Reserved.
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