I mille linguaggi di una carta geografica

La cartografia è sempre stata riflesso non solo del livello di conoscenza del momento, ma anche della situazione socio-politica e del bagaglio culturale di un popolo.
Questo è intuitivo se si pensa alle carte tematiche e alle infografiche tanto sfruttate ai nostri giorni, ma non è così evidente per quanto riguarda il passato. E l’antropologia può aiutare a capire cosa si nasconde dietro le carte.

La cosiddetta “mappa di Bedolina” è un’incisione rupestre che si trova in Val Camonica, in provincia di Brescia.
Realizzata in più fasi fra l’età del Bronzo e l’età del Ferro, mostra sovrapposizioni e aggiunte successive. È aperto il dibattito se si tratti della mappa più antica del mondo. Di certo rappresenta un paesaggio organizzato, con campi, sentieri, recinti, collegamenti e insediamenti ma ci sono anche figure umane e animali. Tuttavia, l’uso e il significato dell’opera non è chiaro nè scontato, in quanto potrebbe trattarsi di una rappresentazione simbolica magari legata a un rituale, oppure essere espressione di un potere su determinati luoghi.

Solitamente, quando si parla di mappe si pensa a un disegno realizzato su carta, pergamena o tavola in legno. Ma non esistono soltanto mappe grafiche bidimensionali realizzate sui comuni supporti di scrittura. L’esempio più curioso è una mappa tattile utilizzata dagli Inuit.

Carta tattile realizzata intagliando il legno dagli Inuit.

Nel 1880 Gustav Holm, esploratore danese, durante una spedizione sulla costa di Ammassalik, nella Groenlandia orientale, incontrò la popolazione nativa e ricevette in dono alcuni manufatti, la cui funzione era difficile da indovinare. Le condizioni di vita estreme di qui luoghi avevano indotto gli Inuit a elaborare un sistema particolare in quanto a materiale e metodo di espressione della spazialità. La riproduzione tridimensionale di promontori ed insenature della costa ottenuta scolpendo il legno consentiva loro di orientarsi grazie al tatto, anche nel buio delle lunghe notti polari, mentre il robusto materiale legnoso non si sarebbe deteriorato in seguito a un’eventuale caduta in acqua.

Nell’antichità le mappe geografiche erano pezzi unici, vere opere d’arte grafica. Sarebbe stata l’invenzione della stampa, attribuita all’orafo tedesco di Magonza Johannes Gutemberg, a inaugurare una specie di epoca d’oro per la cartografia.

Cartina realizzata nel 1507 da Martin Waldseemüllter.

Famosa la cartina datata 1507 del tedesco Martin Waldseemüllter, su cui compare per la prima volta il Nuovo Mondo, mentre fino ad allora le carte mostravano soltanto Africa, Asia ed Europa. Ma, nonostante una decade di viaggi oltreoceano di Spagnoli e Portoghesi e il contributo dei Francesi per aggiornare le conoscenze geografiche del momento, si pensava che l’America fosse un semplice arcipelago.

È un dato di fatto che per secoli la mappatura del territorio sia stata realizzata e gestita dal potere politico, con fini economici e militari. Quando gli europei iniziarono la loro espansione verso l’Africa, l’Asia e soprattutto le Americhe, si trovarono di fronte a spazi sterminati e sconosciuti. La mappatura, o almeno il tentativo di realizzarla, fu insieme un modo di prendere possesso e gestire il territorio, cioé di impadronirsene.

Mappa giapponese realizzata nel 1853 da Suido Nakajima.

La storia della cartografia rivela come le carte dei colonizzatori fossero diverse da quelle di chi abitava da millenni quelle terre, tanto che da una ventina d’anni si indica come “controgeografia” proprio una nuova modalità di studio, critica nei confronti della cartografia istituzionale, cioé quella elaborata dai governanti, spesso a scapito delle popolazioni dominate.

In Italia diamo per scontato che, per esempio, una mappa che rappresenta tutto il mondo mostri al centro l’Europa, a est l’Asia e a ovest le Americhe. Ma la prospettiva ovviamente cambia per chi non vive in Europa, ed è comprensibile.

Ma il voler vedere la propria patria in una posizione centrale su una carta geografica è una pretesa tutto sommato innocua. Inaccettabile invece è che si vogliano annettere alla propria nazione intere porzioni di suolo, abitanti compresi, accampando diritti e motivazioni pretestuose e insostenibili. Attualmente, sembra essere uno sport molto diffuso…

Articolo: Ines Beltramo. Tutti i diritti riservati.

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