Amuchina Mon Amour

Mai si era sentito parlare tanto di disinfettanti come in questi ultimi giorni.
L’amuchina, che in tempi normali veniva utilizzata soprattutto da chi era alle prese con biberon e tettarelle dei neonati e da chi nel lavaggio di frutta e verdura pretendeva l’igiene oltre alla pulizia, è diventata oggetto del desiderio di molti. Anche l’amuchina gel è andata a ruba, diventando introvabile.

La grande richiesta e la conseguente notorietà dovuta al momento, offre l’occasione per raccontare qualcosa su storia e varianti del prodotto.

Già nel 1785 Claude-Louis Berthollet aveva inventato un agente sbiancante a base di cloro, prodotto a Javel, villaggio nei pressi di Parigi. E ancora oggi, in Francia la candeggina si chiama “acqua di Javel”. Pochi anni dopo, anche il chimico e farmacista francese Antoine-Germain Labarraque studiò ed applicò il potere disinfettante dell’ipoclorito di sodio.

Ma viene considerato il padre dell’amuchina Oronzio De Nora, nato nel 1899 ad Altamura nelle Puglie e laureatosi in ingegneria elettrotecnica a Milano, dove si era trasferito dedicandosi in particolare allo studio sull’elettrolisi dei cloruri alcalini. Nel 1923 brevettò il potente antibatterico ottenuto dall’ipoclorito di sodio diluito in acqua, applicandone l’uso al settore alimentare. Ma poi ne vendette il brevetto.

Oronzio De Nora con suo figlio Niccolò.
Oronzio De Nora con suo figlio Niccolò.

Negli anni ’30 nacque l’amuchina per combattere la tubercolosi, che costituiva un grave problema socio-sanitario. Capace di penetrare la membrana cellulare annientando qualsiasi genere di virus, batteri, funghi e spore, senza avere effetti su tessuti e materiali disinfettati, era ideale per la potabilizzazione dell’acqua. E se ne fece molto uso negli anni ’40, durante la seconda guerra mondiale.

Nei seguenti anni ’50-’70 divenne fondamentale in ambiente medico-ospedaliero per la disinfezione delle attrezzature per dialisi di ogni tipo.

Negli anni ’80 invece, dopo l’epidemia di colera in Sud Italia, divenne di uso più comune per l’igienizzazione dell’acqua da bere e per il lavaggio di frutta e verdura, garantendone la bonifica da pesticidi e veleni.
La Angelini, che attualmente la produce e la commercializza, ha acquisito il marchio Amuchina soltanto nell’anno 2000.

Occorre precisare che la soluzione disinfettante per alimenti, a base di ipoclorito di sodio, ha una composizione ben diversa dal disinfettante in gel tanto ricercato in questi giorni, che invece ha come principio attivo l’alcol etilico.

Anni fa è stata l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) a formulare un disinfettante realizzato con ingredienti facilmente reperibili e poco costosi, pensato principalmente per l’uso da parte del personale sanitario in teatri di guerra.

Nei giorni scorsi sia il medico Roberto Burioni che il chimico Dario Bressanini, entrambi divulgatori scientifici, hanno diffuso tramite vari canali informazioni sulla ricetta per la preparazione domestica proprio di quel disinfettante, da usarsi quando non sia possibile lavarsi le mani con acqua corrente e sapone.
Le dosi per ottenere 1 litro di prodotto sono le seguenti:
– 833 ml di alcol etilico al 96%, che è il principio attivo
– 42 ml di acqua ossigenata al 3%, che elimina eventuali spore batteriche
– 15 ml di glicerina (glicerolo) al 98%, che serve da umettante oltre ad aumentare la densità del prodotto
– acqua distillata (oppure bollita e raffreddata) quanto basta per arrivare a 1 litro. L’acqua serve a diluire l’alcol, aumentandone il potere disinfettante.

I ricercatori del Dipartimento di Chimica e Tecnologie Chimiche dell’Università della Calabria hanno diffuso una variante della ricetta che prevede la sostituzione dell’alcol etilico trasparente, per intenderci quello utilizzato per la preparazione dei liquori, con l’alcol denaturato, dal tipico colore rosa, più facile da reperire e meno costoso.
Il video spiega come procedere.

Fonte: SalaStampa.Eu
Articolo: Ines Beltramo. All Rights Reserved.

Questo articolo è stato offerto da:

Pirunel, produzioni grafiche